Depressione post-partum paterna: come riconoscerla e affrontarla

Francesco Basile per Save the Children

Essere genitori significa prendersi cura dei propri figli e figlie, amandoli, educandoli ed aiutandoli  a crescere. Non c’è nulla di automatico in questo passaggio di responsabilità e di status: dall’essere figlio o figlia all’essere genitore. E questo cambiamento profondo, che, tra l’altro, avviene in un tempo molto rapido, scuote l’emotività delle persone, creando, molto spesso, sentimenti ambivalenti di emozione, felicità, ansia, stress, tristezza e vera e propria depressione.

I neopapà, come le neomamme, possono andare incontro allo sviluppo di sintomi depressivi conseguenti ai numerosi cambiamenti di vita che la genitorialità porta con sé. Approfondiamo l’argomento della depressione post-partum paterna grazie al contributo di Annateresa Inglese, psicologa e psicoterapeuta, coordinatrice di Fiocchi in Ospedale presso il Policlinico Gemelli di Roma.

Depressione post-partum e paternità

La depressione post-partum paterna è un tema spesso trascurato, ma di fondamentale importanza per la salute mentale e il benessere della famiglia. Negli ultimi anni, la consapevolezza su questo disagio depressivo è aumentata, rivelando che anche i padri possono incontrare difficoltà emotive dopo la nascita di un/a bambino/a. È cruciale riconoscere e affrontare questa condizione, poiché influisce non solo sul benessere del padre, ma anche sullo sviluppo del bambino e sulla dinamica familiare.

Alcuni studi di psicopatologia mostrano che circa il 10% dei neopapà soffre di depressione post-partum [1], con picchi del 13% nei primi sei mesi dopo la nascita del figlio. La prevalenza è stimata al 10,4% dal primo trimestre a 1 anno post-partum, con picchi a 3-6 mesi [2]. 

Quest’ultimo dato è interessante: mentre subito dopo la nascita molti padri vivono una fase “adrenalinica” e di assestamento, è qualche mese più tardi, spesso quando la novità lascia spazio alla routine e magari il supporto esterno diminuisce, che può emergere un eventuale disagio depressivo.

Depressione post-partum: sintomi

Quali sono i sintomi dei disturbi depressivi nei papà

  • irritabilità,
  • isolamento sociale,
  • difficoltà a concentrarsi,
  • senso di inadeguatezza.

Spesso questi segnali vengono mascherati da iperattività lavorativa o evitamento delle responsabilità familiari. 

I principali fattori di rischio sono:

  • precedenti episodi depressivi,
  • conflitti con la partner,
  • privazione cronica del sonno,
  • pressioni economiche o lavorative. 

In alcuni uomini, la depressione post-partum può manifestarsi in modo atipico, con comportamenti di “fuga” o di rabbia più che con tristezza esplicita. Con questi atteggiamenti disfunzionali alcuni uomini cercano di gestire il proprio malessere, spesso senza riconoscerlo come depressione.

Ansia e depressione perinatale paterna, come riconoscerla

Oltre alla depressione, molti padri sperimentano ansia perinatale, con un’incidenza stimata tra il 4,1% ed il 18% durante il periodo postnatale [3], con sintomi come preoccupazione e irrequietezza. Questa ansia è spesso legata alla paura di non essere all’altezza del ruolo genitoriale o a preoccupazioni per la salute del neonato.

Purtroppo, il disagio emotivo paterno spesso non viene riconosciuto né dai familiari né dal padre stesso e, in alcuni casi, il disagio perinatale paterno viene nascosto perché si ritiene un sintomo di debolezza. Molti uomini fanno fatica a chiedere aiuto. È frequente che minimizzino il proprio malessere o i sintomi attribuendoli solo alla stanchezza fisica.

Una difficoltà comune è il conflitto con le aspettative sociali, come essere il breadwinner della famiglia, che può portare a senso di colpa o inadeguatezza, soprattutto nei padri che sentono di non avere abbastanza tempo per i figli o di non riuscire a soddisfare le esigenze della compagna e della nuova famiglia. 

Come affrontare la depressione post partum paterna e supportare i padri

In concreto, cosa può fare un neopapà per gestire ansie, stress o umori depressivi nel post-partum

Ogni padre e ogni famiglia sono diversi, quindi non esiste una formula valida per tutti, tuttavia, questi suggerimenti possono offrire spunti preziosi per affrontare le difficoltà più comuni.

  1. Coinvolgimento attivo sin dalla gravidanza: la prevenzione del disagio paterno inizia prima che il bambino nasca. È importante che il papà si senta parte integrante del percorso fin dalla gestazione. Anche dopo la nascita, il papà dovrebbe essere attivamente coinvolto nella cura del bambino o della bambina sin da subito: cambiare pannolini, tenere il bebè pelle a pelle, alzarsi di notte per cullarlo. Questo coinvolgimento pratico non solo alleggerisce il carico della mamma, ma favorisce anche l’instaurarsi di un modello di cura condivisa e, soprattutto, fa crescere nel padre la competenza e la confidenza nei propri mezzi come genitore, riducendo insicurezze e ansie.
  2. Comunicazione aperta con la partner: mai dare per scontato che la propria partner sappia come ci sentiamo. Esplicitare paure, dubbi e bisogni può evitare incomprensioni dolorose. La comunicazione salva le relazioni, il silenzio le distrugge.
  3. Dare spazio alla coppia e alle sue parti: la genitorialità è un lavoro di squadra. È necessario saper ricavare uno spazio per la coppia (è stata l’esistenza della coppia che ha posto le basi per il desiderio di una creatura, e non il contrario), ma anche per sé stessi. Il tutto è possibile lavorando in squadra, imparando a chiedere aiuto, e chiedendolo quando necessario.
  4. Riconoscere i segnali di difficoltà e chiedere aiuto professionale: diventare papà è un viaggio straordinario che porta con sé sfide emotive importanti. Ansia, stress, momenti di frustrazione, tristezza o smarrimento non sono segni di debolezza, ma reazioni umane a un grande cambiamento. Ogni padre dovrebbe sapere che non è solo: esistono risorse, professionisti e professioniste e altri papà che possono ascoltarlo e a condividere dubbi e consigli. Prendersi cura della salute mentale dei papà non è solo un bene per loro, ma naturalmente, per l’equilibrio e il benessere dell’intera famiglia. Sostenere i padri nel loro percorso emotivo significa supportare e prendersi cura della salute e dell’equilibrio dell’intera famiglia.

Paternità e cambiamenti biologici

La genitorialità è una responsabilità condivisa nella coppia. Tuttavia, l’interesse della ricerca per comprendere le parti psicologiche ed emotive su questa importante fase di vita, è stata incentrata per la maggior parte sul ruolo materno, ritagliando poco spazio ad analizzare il ruolo emotivo del padre. Ma dei padri, che cosa sappiamo?

La paternità è un viaggio che, oltre a cambiare radicalmente la vita quotidiana, modifica profondamente il cervello e le emozioni. Anche se la condizione psicologica dei padri viene poco approfondita, le difficoltà legate alla paternità sono comuni e possono influenzare negativamente la famiglia e lo sviluppo dei bambini, proprio come avviene con le problematiche materne.

Recenti studi neuroscientifici hanno dimostrato che diventare padre non è solo un’esperienza sociale o comportamentale, ma una vera e propria trasformazione neurobiologica: il cervello degli uomini, durante il passaggio alla paternità, subisce modifiche strutturali e funzionali. Uno studio pubblicato recentemente su National Library of Medicine [4] ha messo in evidenza i cambiamenti neurobiologici nei padri durante il periodo del post-partum, sottolineando i cambiamenti significativi nel cervello, in particolare in aree legate all’empatia, alla regolazione delle emozioni e alla presa di decisioni. Questi cambiamenti sembrano migliorare le abilità di prendersi cura del bambino e il legame affettivo con lui o lei. Anche i livelli ormonali dei padri cambiano:

  • Aumenta l’ossitocina, ormone che aiuta a rafforzare il legame padre-creatura,
  • Ci sono variazioni della prolattina, che sembrano indicare una maggiore sensibilità ai bisogni del bambino o della bambina,
  • si riduce fino al 50% il testosterone

Questo adattamento biologico è stato interpretato come un meccanismo messo in atto dall’organismo allo scopo di aumentare la sensibilità e l’attitudine alle cure. In altre parole, un testosterone più basso renderebbe il padre più “sintonizzato” con i bisogni del bebè e della madre [5]. Tuttavia, la diminuzione di testosterone può anche predisporre a un peggioramento dell’umore contribuendo a sentimenti di stanchezza e apatia. D’altro canto, è stato osservato che i padri che mantengono livelli di testosterone elevati dopo il parto della propria partner, riferiscono una maggiore reattività allo stress e persino una maggiore aggressività [6].

In pratica, l’organismo del papà cerca un nuovo equilibrio: alcuni cambiamenti ormonali possono favorire l’istinto di protezione e cura, ma hanno come effetto collaterale una temporanea alterazione dello stato fisico ed emotivo. È importante che i padri si concedano tempo, sia per supportare la propria compagna, sia per recuperare energia e che anche le loro condizioni fisiche vengano tenute in considerazione nel periodo post-partum. Questi cambiamenti biologici mostrano che la paternità ha radici anche nella biologia umana, non solo nella cultura.

“Non è difficile diventare padre. Essere un padre: questo è difficile”
Wilhelm Busch.

Diventare genitori è senza dubbio un evento ricco di gioia ma è anche un percorso ad ostacoli, in cui si arriva in fondo rimanendo uniti e sostenendosi. Se sei un genitore e ti senti smarrito non esitare a parlarne con un professionista, rivolgiti ai servizi territoriali oppure ai nostri servizi Fiocchi in Ospedale. Professionisti preparati riusciranno a comprendere la tua situazione e ad aiutarti e supportarti in questa fase così delicata.

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Note:

[1] Si parla indistintamente di depressione post-partum anche per chi non ha fisicamente partorito poiché ci si riferisce al parto come evento e non al parto come processo fisico. Tuttavia, in altri testi si parla di depressione o disagio psicosociale perinatale.
[2] James F. Paulson , Sharnail D. Bazemore, 2010
[3] Liana S Leach, 2016
[4] Sobral, 2022
[5] Saxabe, 2017
[6] Gettler, 2011

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